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1° PREMIO
Attilio Franza di Ariano Irpino
()
La disfida di
Barletta
- MOTIVAZIONE CRITICA: L'opera, ricca di
riferimenti storici e letterari, si colloca perfettamente
nell'ambito delle commedie e dei racconti ariosteschi e
boccacciani. La brillantezza del linguaggio si sposa ad una
misurata articolazione degli eventi e dei personaggi, dove
la dimensione dello storico e del religioso e di
quell'aggiunta di quel pizzico di erotismo contribuiscono a
creare una trama ricca di continui colpi di scena.
Nota
introduttiva
La commedia è
tratta dal romanzo omonimo di Massimo d’Aazeglio,ma da
questo se ne discosta parecchio. soprattutto per il
lieto fine. Ginevra non muore disperata come nel
romanzo, ma si sposa felicemente con Ettore Fieramosca,
il quale non finirà sfracellato su dì uno scoglio.
La commedia è stata
poi depurata da tutti gli errori che costellano il
romanzo e che suscitarono le ire di Pietro Paolo
Parzanese, , poeta contemporaneo dello scrittore
piemontese. Parzanese, scrive da Barletta, la città
dove è ambientato il romanzo: "Porto chiamano
un'isoletta scoscesa su cui hanno edificato, ad un capo,
una torre pel fanale. Questa terra solo si scorge per
quanto si stende l'occhio per tutto l'Adriatico, e non
sappiamo come Massimo d'Azeglio, nel suo romanzo su
Fieramosca, abbia potuto creare un'isola parecchie
miglia lontana da Barletta, che in antico fosse occupata
da un convento delle Orsoline. Questo, e parecchi altri
sbagli in cui è caduto quel giudizioso scrittore,
offendono assai la verità e saltano troppo agli occhi
del leggitore".
In
un'altra lettera il Parzanese scriveva, sempre da
barletta: "Questo è il castello di cui parla in un suo
racconto il d’Azeglio. Sicché, quando mi aggiravo per i
corridoi e gli anditi oscuri,credevo sempre di vedere la
povera Ginevra moribonda e la figura del duca
Valentino avvolta nel nero mantello, e cento altre
fantasticherie che mi avrebbero fatto spasimare di
paura, se non avessi pensato che d'Azeglio ha mentito
(...) Questa frenesia di guastare le istorie mi pare
uno dei più gravi difetti della letteratura presente,
con le bugie tanto grosse che rendono incredibile anche
il verosimile.
La verità geografia
e storica viene ristabilita nella presente commedia.
Il convento delle Orsoline si trova soltanto a un
centinaio di metri dalla città, sullo scoglio cui
accenna il Parzanese - e che oggi è scomparso a causa
avanzamento della costa- . Il marito di Ginevra, che si
chiamava Graian d'Ast, e che d'Azeglio aveva fatto
diventare Graiano d'Asti, un italiano traditore,
ritorna il francese che era sempre stato, nato come era
ad Ast, in Provenza, e non ad Asti, in Piemonte.
Eliminate in
questa commedia le bugie più grosse del d’ Azeglio,
di cui tanto si lamentava il Parzanese, per quante
potessimo averne dette noi , possiamo essere sicuri che
esse non potranno superare mai quelle del romanzo. Siamo
certi che esse ci verranno perdonate, soprattutto
perché compaiono in una commedia e non in un romanzo, il
quale ha tradizioni di serietà maggiori . Anzi la
commedia non ne ha per niente, e, , pure se storica
come la presente , può tranquillamente ridersi sia
della storia che delle geografia, così come si ride dei
suoi personaggi.
Da questa
dissacrazione - che presente in questa commedia-
non si salva neppure il duca Valentino, il quale,
dal personaggio tenebroso del romanzo del
d'Azeglio,si trasforma in un personaggio da poco
. Ma il figlio di Alessandro Sesto era
veramente quel grand’ uomo descritto dal
Macchiavelli?
A ben riflettere
non sembra che il duca Valentino avesse delle
grandi qualità. La prima sua dote , quella che gli
consentì tanti successi, consisteva semplicemente nel
fatto che non manteneva la parola, parola che
riscuoteva credito dato che era figlio del papa.
Ma non è necessario essere un grand’ uomo per
fare una cosa del genere ?. E che il duca
Valentino fosse non lo fosse si vide alla morte del
padre, quando il credito di questo gli era venuto
meno e nessuno gli prestava più fede.
Rappresentando in questa commedia il Valentino come
uomo da poco, potremmo comunque essere disapprovati
da Macchiavelli ma non certamente da Aristotele.
Quest’ultimo infatti, nella Poetica, ebbe a sostenere
che, se nelle tragedie vanno rappresentati gli uomini
migliori di quelli che sono nella realtà, vanno
rappresentati peggiori nelle commedie.
2° PREMIO
Marta Goglia di Livorno
Frammenti
- MOTIVAZIONE CRITICA: La forza e la crudezza dei
temi trattati si unisce ad un uso equilibrato del linguaggio
e soprattutto ad una costruzione scenica d'impatto e molto
suggestiva.
3° PREMIO
Israel Noemi di Trieste
Mezza castità
- MOTIVAZIONE CRITICA:
Uno sguardo all'interno
di un piccolo mondo di giovani borghesi alle prese con
problemi legati alla frustrazione e alla noia
quotidiana, alla gelosia e al tradimento. Discreto
l'intreccio narrativo, al quale si aggiunge un'indagine
della componente psicologica.
Dal
Primo Atto
-
Un grande salone. Luce
soffusa di candele che stanno finendo. Bicchieri sparsi
dappertutto. Un tavolo in fondo con vassoi e resti di torta.
C’è stata una festa, ma non sono ancora andati via tutti. Ci
sono due persone: lui sul divano, lei in piedi poco
distante.
-
SOFI: (ha i capelli
castano-rossi, raccolti, indossa un elegante vestitino blu
con scarpe e calze dello stesso colore e una collana di
perle) E allora? (Si siede vicino a lui, che elegantemente
si sposta per farle posto. Lunga pausa. Lui sorride, lei
anche). Io non ti capisco. Non ti capisco. (Pausa. Cambiando
tono, con maggior distacco) Dici di avere questo legame con
una donna tanto possessiva, ma alla fine vieni sempre solo.
Nessuno di noi l’ha mai vista. (Lui la guarda e sorride,
seguendola nella mimica come se fosse muto) Perché lo dici?
(Riprendendo il tono confidenziale delle prime battute) Sei
arrogante. Elettrico. Attento. Snob. (Lui fa l’espressione
sorpresa) Perché, non è vero? (Lui si accende una sigaretta
e lei gli porge il posacenere) E fumi. (Lui soffia il fumo
di lato, per non farglielo andare in faccia) Fumatore.
(Pausa) Non sai smettere di fumare. (Lui le offre il
pacchetto di sigarette) No, grazie. (Lunga pausa. Lei
picchetta nervosamente i tacchi sul pavimento, coi gomiti
sulle ginocchia e guance sulle nocche. Lui la copia nella
postura, ma non muove le scarpe) Non riuscirò mai a parlare
con te. (Lui fa un anello di fumo. Lei se ne accorge e
ammira la prodezza) Va a finire sempre nello stesso modo:
dopo ogni festa arriva un momento in cui tu ed io restiamo
soli, non si sa ben perché. Tu stai zitto e io parlo. Mi
irriti. (Lui sorride beffardo) E non diciamo mai niente.
(Pausa. Lui prende il posacenere e si tira indietro,
sedendosi più comodo. Sofi lo spia con la coda dell’occhio,
senza voltarsi. Con tono profondo, quasi sottovoce) Non hai
mai il sospetto (una porta si apre, si ode un vociare, e si
richiude subito, come se non fosse quella la stanza che
interessa. Mir si avvicina a Sofi) di essere al posto
sbagliato, di non essere come t’immaginavi, che va tutto a
casaccio, senza regole?
-
MIR: (è minuto, indossa
giacca, calzoni e maglietta neri e ha i capelli pettinati
tutti all’indietro. Spegnendo la sigaretta e soffiando fuori
l’ultima boccata in direzione della porta) Stanno arrivando.
-
SOFI: (severa, richiamandolo
all’ascolto) Mir! (Lui fa un sorriso finto. Lagnosa) Mir.
(Vellutata) Mir. (Lui la fissa serio) Parlo sempre io, ma
non c’è verso.
-
MIR: (con tono piatto) Hai i
capelli lunghi? Te li ho sempre visti raccolti. (Si avvicina
per dirle qualcosa all’orecchio e l’ultima candela si
spegne).
-
Si riaccende all’istante la
luce, perché entrano Ulisse e Magda (assieme), Fred (solo),
Margherita, Rudy e Vicki (assieme). Mir si alza in piedi e
Sofi va a mangiare qualcosa.
-
ULISSE: (ha i baffetti al
labbro, è robusto, indossa un abito grigio con gilè e
orologio da taschino) I vicini hanno iniziato a battere.
-
SOFI: (fingendosi sorpresa)
Ma va’ là?
-
MAGDA: (è bionda e indossa
un abito nero. Concitata, controllando la balbuzie)
G-g-guarda, certa gente non la c-c-capisco!
-
FRED: (anche lui ha i
baffetti al labbro, ma è magro ed e vestito con abito nero,
camicia bianca, cravatta stretta nera. Si avvicina al tavolo
per versarsi da bere) Io non capisco nessuno.
-
MAGDA: N-n-non ci si può
neanche divertire.
-
MARGHERITA: (è castana e ha
capelli lunghi e ricci; indossa un vestito nero identico a
quello blu di Sofi) Volevamo ascoltare una canzone di Mina.
(Si siede sul divano)
-
MAGDA: (intonando piano la
canzone) Sei l’uomo più cattivo e prepotente, la vuoi sempre
vinta tu...
-
MARGHERITA: E qualcuno ha
iniziato a pestare il muro come un demonio.
-
ULISSE: (con ovvietà) Il
moccioso.
-
RUDY: (ha i capelli lunghi e
ondulati, pettinati indietro, e indossa jeans, maglietta
bianca e giacca blu. Divertito) Pim pum, roba da non
credere. Avrebbe bisogno di un calmante, ma pesante.
(Ridacchiano quasi tutti) In fondo che ore sono? (Guarda
l’orologio) Le undici, quindi neanche poi così tardi. Quanti
anni ha ‘sto tipo?
-
ULISSE E SOFI: (in coro)
Dodici.
-
RUDY: Beh, neanche tanto
piccolo.
-
FRED: (sgranocchiando
patatine) A dodici anni io l’avevo già fatto.
-
MAGDA: M-m-ma va?
-
MIR: (lanciando una voce) E
con chi?
-
FRED: Cleide. Te la ricordi?
(Mir sorride senza commentare)
-
ULISSE: Guarda, questo di
aspetto sembra un ottenne.
-
SOFI: (divertita) È vero.
-
FRED: Magari non è lui.
-
MAGDA: In c-c-che senso,
scusa?
-
FRED: Forse è il padre che
dà i numeri. (Rudy scoppia a ridere e contagia Magda, Mir e
Margherita)
-
RUDY: Che adesso,
giustamente, vuole dormire perché domani si alza presto.
-
FRED: Mir, ti ricordi quel
tizio che a vent’anni lo spacciavano ancora per prodigio
mettendogli i calzoni corti? (Mir sorride, ma non risponde)
E potevano, perché sembrava davvero un bambino.
-
ULISSE: A parte gli scherzi,
è molto fastidioso suonare con lui dall’altra parte che
strilla, grida basta e pesta la parete.
-
SOFI: Specie adesso che si è
rockizzato.
-
RUDY: Suona anche lui?
-
ULISSE: Sissignore. Chitarra
elettrica. Al massimo, lui.
-
FRED: Che rompimento.
-
SOFI: (a denti stretti) A
chi lo dici...
-
RUDY: (stupefatto, a Ulisse)
Anche quando ti eserciti tu, fa così?
-
ULISSE: (caustico) Lui può.
È il nipote del maestro Toerel. (Breve silenzio)
-
FRED: E chi sarebbe il
maestro Toerel?
-
SOFI: Insegna direzione di
coro al Conservatorio. (Sarcastica) Non lo conosci? La
musica è monopolio loro. Sentili.
-
RUDY: E si crede più
importante di Ulisse, ovviamente.
-
MARGHERITA: Pazzesco. E i
genitori non dicono niente?
-
MAGDA: (A Ulisse) Ma
q-q-questo stupido si p-p-permette di rompere a uno c-c-che
fa concerti c-c-come te?
-
ULISSE: Inesorabilmente.
-
MARGHERITA: (indicando Sofi)
Anche a lei, se permetti. Almeno Ulisse abita al piano di
sopra ed è qui solo saltuariamente. Ma Sofi che li ha di
fianco? Basta che accenda la radio e si scatena.
-
SOFI: Ah, ma i genitori
caldeggiano questo furore per la musica iniziato da poco.
Aspettano soltanto che qualcuno si lamenti.
-
FRED: E perché dovremmo
lamentarci? Il punto è che ci ha rotto le scatole e adesso
ci costringe a parlare anche di lui per sfogarci. (Pausa.
Tutti si prendono da bere)
-
MAGDA: (a Rudy e Vicki) E
voi due, quand’è che vi sposate?
-
RUDY: (imbarazzato) Eh, devo
aspettare ancora un po’... (Vicki gli si avvicina e lo
abbraccia)
-
MAGDA: P-p-perché?
-
RUDY: Non sono ancora
completamente libero.
-
MAGDA: Eri già sposato?
-
RUDY: Solo un pochino.
-
SOFI: (per stornare
l’imbarazzo) A proposito di matrimoni, ho ricevuto una
partecipazione che vi lascerà di stucco.
-
FRED: Di chi si tratta
stavolta?
-
SOFI: Non indovinerete mai.
-
ULISSE: Conosciamo?
-
SOFI: Sìììì.
-
FRED: Mica uno di noi?
-
MARGHERITA: (polemica) E chi
di noi, scusa?
-
FRED: (si volta verso
Margherita, che è seduta accanto a Mir) Beh, poteva anche
essere. Mir, dov’è la tua ragazza? (Mir, scocciato,
spalluccia)
-
RUDY: Secondo me a Mir piace
qualcuno che sta qui. (Lancia un’occhiata a Sofi)
-
MAGDA: Mir, t-t-ti piace una
di noi? (Mir si alza e cambia posto) Non s-s-sembra.
-
ULISSE: Allora, possiamo
escludere sicuramente me. Loro due. (Intende Mir e
Margherita) Magda.
-
FRED: (a Ulisse) Non
guardare me.
-
SOFI: Non è qui, vi do un
piccolo aiuto, ma è stata qui più volte. (Tutti si scambiano
sguardi interrogativi) E tu, Mir (gli si avvicina), avevi
fatto breccia nel suo cuore. (Mir la fissa incuriosito)
-
FRED: (a Mir, ironico) E te
la sei lasciata scappare.
-
MARGHERITA: (pensando ad
alta voce) Le piaceva Mir. Perciò gli ha fatto il filo...
-
ULISSE: (a Mir) Cos’hai
combinato che non sappiamo? (Mir spalluccia)
-
RUDY: Facciamo prima a
chiedergli chi lo chiamava delle persone che invita, o
invitava, Sofi! (Mir non ne ha la più pallida idea)
-
MARGHERITA: Il numero di Mir
poi non circola facilmente.
-
ULISSE: Dacci ancora qualche
indizio.
-
SOFI: (A Rudy) Ci teneva
molto ai capelli.
-
RUDY: È venuta da me?!
-
MARGHERITA: I capelli...
Rudy... Ci sono!
-
ULISSE: Olà.
-
MARGHERITA: Bella Ricò.
-
SOFI: Proprio lei.
-
ULISSE: (shockato) Bella
Ricò si sposa? (Sofi annuisce)
-
FRED: Cooosa?
-
SOFI: Il prossimo mese.
-
RUDY: (prendendola in
ridere) Chissà che testa si farà per la cerimonia, con quei
capelli terribili... Mai visto una cosa simile.
-
MARGHERITA: Magari farà una
cerimonia ristretta.
-
SOFI: Trecento invitati.
(Tutti sbalorditi) Ah, in bianco, s’intende. (Margherita,
Fred e Rudy scoppiano a ridere fragorosamente)
-
RUDY: Quanti ne ha
esattamente?
-
SOFI: Trentasei, più o meno
come noi.
-
MAGDA: (perplessa) M-m-ma
forse è un po’ eccessivo l’abito bianco a trentasei anni.
-
SOFI: (rincarando la dose)
Con velo di cinque metri e paggetti.
-
ULISSE: Col velo?!
(Scoppiano tutti a ridere come pazzi)
-
FRED: Chi sarà il fortunato?
-
SOFI: Si chiama... (va ad
aprire un cassetto e tira fuori la partecipazione) Paolo
Vespasiani. (Tutti iniziano a passarsi il cartoncino)
-
FRED: Di nome e di fatto, a
quanto pare, considerata la scelta della sposa. (Mir
tossisce perché stava bevendo, poi ride solidale)
-
RUDY: (con il cartoncino in
mano, a Mir) Ridi, ridi. Intanto si sposa con un altro.
(Passa a Mir il cartoncino e continuano a sghignazzare)
-
VICKI: (è la più giovane di
tutti, ha poco più di vent’anni e indossa un miniabito
bianco e nero con gli stivali neri, è biondissima coi
capelli lisci e assai lunghi) Chi è questa Bella Ricò?
(Prende il cartoncino in mano e lo guarda)
-
RUDY: (afferrandola per i
fianchi) No, era qualche anno fa, non l’hai conosciuta.
-
VICKI: Ma chi è?
-
RUDY: Una. (Pausa) Un
po’strana, diciamo.
-
VICKI: (contrariata) Perché
vi fa tanto ridere? In fondo cosa c’è di male a sposarsi in
bianco a trentasei anni? (Rudy le fa cenno di non
polemizzare, ma lei insiste) Trattate così gli amici? Li
prendete in giro in loro assenza?
-
RUDY: Stiamo solo scherzando
un pochino. (Tirato per la giacca da Fred che gli sussurra
una cosa, riprende a ridere)
-
ULISSE: (avvicinandosi a
Vicki e portandola via dal gruppo, prendendola sotto
braccio) No, mia cara, non trattiamo così gli amici. Bella
Ricò è stata trattata da tutti come un’amica, ma ne ha
combinate parecchie. E con tutti noi. (Rivolto al gruppo)
Vero? (Lascia Vicki)
-
RUDY, MIR, MARGHERITA e
SOFI: (uno dopo l’altro) Sì.
-
ULISSE: Bella Ricò è un
personaggio fuori dagli schemi, inquietante sotto molti
aspetti.
-
FRED: Macché inquietante. È
un’ebete e basta! (Tutti sorridono e annuiscono)
-
ULISSE: (ex cathedra) È
vero. Però bisogna riconoscere che ci ha messi tutti nel
sacco, almeno una volta, facendoci credere, magari solo per
dieci minuti, di non esserlo fino in fondo. Veniamo al
punto: ci ha inibiti. Ecco... sembrava troppo.
-
VICKI: (stizzita) Ma troppo
cosa?
-
ULISSE: (riprende
energicamente Vicki sotto braccio e fa ancora qualche passo
con lei) Non è facile prendersela con chi è molto indiziato
di essere un anello debole.
-
VICKI: Perché debole?
-
ULISSE: (stufo) Ooooh!
(Cantilenando) L’abbiamo risparmiata per via del suo alto
grado (si ferma) di stupidità.
-
VICKI: (divincolandosi da
Ulisse) Risparmiata?! (Ulisse si allontana spazientito
facendo smorfie)
-
RUDY: (rincarando, con la
mano al fianco) È alta così, (spalanca le braccia) è larga
così, ha dei capelli lunghi che, guarda, sembra...
-
FRED: La Gioconda.
(Sghignazzata generale)
-
MARGHERITA: Piagnucolava
dicendo che lei è grassa e che ha problemi, bla, bla, bla...
-
VICKI: (arrabbiata) E la
grassezza per voi è motivo di colpevolezza? Perché se è
così, me ne vado subito e alla svelta.
-
SOFI: (con pacifica
freddezza, avvicinandosi) No, Vicki, la grassezza non è una
colpa. E nemmeno i problemi. Ma servirsi delle persone senza
tenerne conto, utilizzandole sempre e indiscriminatamente
come vuotatoi, ritenendo di avere chissà quale diritto di
priorità rispetto agli altri, ed esagerare, è una gran
brutta cosa. (La fissa in modo raggelante)
-
VICKI: (impaurita, moderando
il tono) Beh, se vi trattava così, magari avete ragione
voi...
-
ULISSE: (avvicinandosi a
Sofi, con tono scocciato a Vicki) Guarda che il punto non è
mica quello di mettere in dubbio la nostra parola o i nostri
sentimenti, sai? (Rudy gli fa cenno di lasciar perdere e di
non dare alcun peso a quello che dice Vicki)
-
SOFI: (abbracciando Vicki
con la mano sopra la spalla) Penso che ti convenga
ascoltare, se decidi di restare. (La lascia e va a sedersi
sul divano, vicino a Margherita e Fred; Magda approfitta per
sedersi, a sua volta, sul bracciolo dalla parte di Sofi)
-
FRED: (riprendendo
l’argomento come se Vicki non avesse parlato. A Sofi) Ti ha
telefonato?
-
SOFI: L’altra settimana.
Dopo un anno. Con la sua consueta bontemponeria, come se ci
fossimo sentite il giorno prima. Voleva preannunciarmi
l’evento.
-
MARGHERITA: Chissà con quale
soddisfazione.
-
ULISSE: Nooo, necessitava
del consueto bidone-spazzatura di turno. Chissà quanti altri
numeri avrà fatto prima del tuo.
-
SOFI: (con ovvietà)
Matematico.
-
RUDY: Sì, però a noi non ci
ha invitati.
-
MARGHERITA: Una che diceva
che non fa la spesa perché o mangiava da noi (intende Sofi e
se stessa) o da sua madre, per quale motivo avrebbe dovuto
sprecarsi invitando tutti?
-
SOFI: Uhm, non
sottovalutarla. Credo che le sole partecipazioni, senza
invito al pranzo, vi arriveranno presto.
-
ULISSE: Eh, certo, siamo
regali convenienti senza cibo.
-
MARGHERITA: (rassegnata)
Approfitterà per l’ennesima volta della nostra educazione,
perché come faremo a non farle il regalo? (Tra sé)
Spudorata.
-
FRED: (dopo aver bevuto un
sorso) Quali pudori vuoi che abbia ancora dopo quello che
racconta in giro?
-
RUDY: A cosa ti riferisci?
-
FRED: Come, non sai che
nessuno... (glielo dice all’orecchio)?
-
RUDY: (iniziando a ridere)
Oddìo, pensavo l’avesse raccontato soltanto a me.
-
SOFI: (imitando la voce
chioccia di Bella) Ti prego, non dirlo a nessuno. È un
segreto. Posso parlare solo con te.
-
FRED: (a Rudy) A te cos’ha
raccontato?
-
RUDY: Di una cotta tremenda
per un certo Francesco.
-
ULISSE: Poveraccio.
-
RUDY: (sorridendo) Francesco
“specialista in preliminari”. (Scoppiano tutti a ridere)
-
ULISSE: Quello stesso di
cui, dopo lo gran rifiuto – di lui –, raccontava che aveva
un testicolo solo. (Vicki, sconvolta, riceve conferma da
Rudy che annuisce)
-
FRED: Baah... (Beve un
sorso) Scusa, e quello che dopo era gay?
-
RUDY: (stupefatto) Perché ce
n’è stato un altro?
-
FRED: (facendo cenno a
volontà) Uuuuh.
-
SOFI: Un altro. Un altro. Un
altro. E poi ancora un altro...
-
RUDY: Per me era già tanto
questo Francesco. (Ridono tutti)
-
SOFI: Eh, ma con quello che
– dopo – era gay qualcosa era successo.
-
MAGDA: C-c-cioè?
-
MARGHERITA: Quando Sofi ha
iniziato ad invitarla a cena, vi ricordate, lei dopo si
fermava sempre fino alle due, le tre senza problemi, a
raccontare le sue storie.
-
ULISSE: Ti credo, non fa
niente.
-
SOFI: Non fa niente, ma
nella ditta del padre riceve uno stipendio come tutti gli
altri che se lo devono sudare, sai?
-
MARGHERITA: E sopportare.
Sapete che poi questo... gay diciamo, lo ha anche fatto
licenziare dal padre?
-
FRED: Naaa.
-
MARGHERITA: (annuendo col
capo) Lavorava da loro. (Incalzando) A lei piaceva e a lui
no.
-
FRED: Ah gay, capisco. (Si
schifa) E buttato fuori.
-
SOFI: Veramente non lo hanno
licenziato, lo hanno solo spostato di sede costringendolo a
cambiare città. Altrimenti avrebbe perso il posto.
-
RUDY: E lui?
-
SOFI: Si è trasferito.
-
MARGHERITA: E alla collega
che ha tentato di difenderlo, ha gridato forte davanti a
tutti: (imita la voce chioccia di Bella) “Vuoi volare anche
tu?”
-
RUDY: (nauseato) Che schifo!
-
ULISSE: Lontano dagli occhi,
lontano dal cuore.
-
FRED: E da qualcos’altro.
(Ridono)
-
RUDY: Che poi, con tutto
l’impero dei Ricò...
-
SOFI: (inserendosi per
spiegare a Vicki) È una delle più ricche ereditiere della
regione, se non la più ricca.
-
RUDY:
... non so come mai si ostini a recitare questa farsa –
di pessimo gusto in tutti i sensi – di lavorare
timbrando il cartellino come gli altri dipendenti del
padre-
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