VINCITORI SEZIONE TEATRO

6° Premio Internazionale di Arte

Mecenate
 ORGANIZZATO DA

PREMIAZIONE
6° Premio Internazionale di Arte MECENATE
 
AREZZO 20 APRILE 2008
                     OSPITE D'ONORE: IL POETA E CANTAUTORE NAPOLETANO LUCIANO SOMMA
c/o Caffé Vasari ore 15
      
    PIAZZA GRANDE-PIAZZA VASARI AREZZO

Dalla sala Montetini di Arezzo, dalle Giubbe Rosse di Firenze fino al Teatro della Bicchieraia, quest’anno la Mecenate festeggia nello scenario più suggestivo di Arezzo. Domenica 20 Aprile alle ore 15 sotto le Logge Vasari presso il Caffè Vasari avviene la Premiazione del 6° Premio Internazionale di Arte MECENATE, indetto dalla Associazione Culturale Onlus Mecenate di Arezzo. L’ospite di quest’anno è il noto poeta e cantautore napoletano Luciano Somma, scrittore più cliccato del web con più di mille presenze in siti in rete, a cui verrà consegnata la Chimera come personaggio del Terzo Millennio. Ricordiamo che nelle passate edizioni sono stati presenti Peter Russell, Mario Luzi e Carlo Castellani. Il luogo scelto rappresenta un connubio ideale con la città di Arezzo, di cui la Mecenate è figlia e promotrice d’arte. Verranno premiati circa 50 vincitori provenienti da tutta Italia, vincitori nelle sezioni di Poesia, Narrativa, Pittura, Teatro e Fotografia.

                                                                                                       Dr. Massimiliano Badiali Presidente Onlus Mecenate
 
GIURIA
La Commissione di Giuria del Premio Mecenate sezione TEATRO è la seguente

dr.ssa Barbara Cantelli (Presidente), dr. Denny Bonicolini, Filippo Emanuele Massimiliano Caldaro,  prof. Massimiliano Badiali e Giulia Mafucci,

 

IL GIUDIZIO DELLA GIURIA E’ INSINDACABILE

                                                                     
Da Sinistra il Vicepresidente prof.ssa Lelia Burroni, il Direttore della Formazione Linguistica prof.ssa Maria Concerra Rinaldi, il Direttore generale-Fotografico Roberto Giuseppini, Il Direttore Musicale-Cimematografico dr. Denny Bonicolini, il Direttore Teatrale-Cinematografico dr.ssa Barbara Cantelli, Il Direttore Fotografico Daniele Locci, il Direttore Lettterario prof,ssa Isabella Forgione, il Presidente dr. Massimiliano Badiali, il Direttore Turistico dr.ssa Elisabeth Veneziano, il Direttore della Formazione Scolastica Chiara della Marta e il Direttore della Formazione Artistica Stefania Liberatori.
 
VINCITORI

Il Presidente di Giuria dr.ssa Barbara Cantelli premia il 1° e il 2° classificato al Premio Mecenate sezione TEATRO

 

 
VINCITORI

1° PREMIO

Attilio Franza di Ariano Irpino ()

La disfida di Barletta

MOTIVAZIONE CRITICA: L'opera, ricca di riferimenti storici e letterari, si colloca perfettamente nell'ambito delle commedie e dei racconti ariosteschi e boccacciani. La brillantezza del linguaggio si sposa ad una misurata articolazione degli eventi e dei personaggi, dove la dimensione dello storico e del religioso e di quell'aggiunta di quel pizzico di erotismo contribuiscono a creare una trama ricca di continui colpi di scena.

 

 

                                           Nota  introduttiva

                 La commedia è tratta dal romanzo omonimo di Massimo d’Aazeglio,ma da questo se ne discosta parecchio.  soprattutto per il lieto fine. Ginevra non muore disperata come nel romanzo, ma si sposa felicemente con Ettore Fieramosca, il quale non finirà sfracellato su dì uno scoglio.

               La commedia è stata poi depurata da tutti gli errori che costellano il romanzo e  che suscitarono le ire di Pietro Paolo Parzanese, , poeta contemporaneo dello scrittore piemontese.  Parzanese, scrive da Barletta, la città dove è ambientato il romanzo: "Porto chiamano  un'isoletta scoscesa su cui hanno edificato, ad un capo, una torre pel fanale. Questa terra solo si scorge per quanto si stende l'occhio per tutto l'Adriatico, e non sappiamo come Massimo d'Azeglio, nel suo romanzo su Fieramosca,  abbia potuto creare un'isola parecchie miglia lontana da Barletta, che in antico fosse occupata da un convento delle Orsoline. Questo, e parecchi altri sbagli in cui è caduto quel giudizioso scrittore, offendono assai la verità e saltano troppo agli occhi del leggitore".

                         In un'altra lettera il Parzanese scriveva,  sempre  da  barletta: "Questo è il castello di cui parla in un suo racconto il d’Azeglio. Sicché, quando mi aggiravo per i corridoi e gli anditi oscuri,credevo sempre di vedere la povera Ginevra moribonda e  la figura del duca Valentino   avvolta nel nero mantello, e cento altre fantasticherie che mi avrebbero fatto spasimare di paura, se non avessi pensato che d'Azeglio ha mentito (...)    Questa frenesia di guastare le istorie mi pare uno dei più gravi difetti della letteratura presente, con le bugie tanto grosse che rendono incredibile anche il verosimile.

               La verità geografia e storica viene  ristabilita  nella  presente  commedia. Il   convento delle Orsoline si trova  soltanto a un centinaio di metri dalla città, sullo scoglio cui accenna il Parzanese - e che oggi è scomparso  a  causa  avanzamento della costa- . Il marito di Ginevra, che si chiamava Graian d'Ast, e che d'Azeglio aveva fatto diventare Graiano d'Asti, un italiano traditore,  ritorna il francese che era sempre stato, nato come era ad Ast, in Provenza, e non ad Asti, in Piemonte.

                  Eliminate  in  questa  commedia le bugie più grosse del  d’  Azeglio, di cui tanto si lamentava il Parzanese, per quante potessimo averne dette noi , possiamo essere sicuri che esse non potranno superare mai quelle del romanzo. Siamo certi  che esse ci verranno  perdonate, soprattutto perché compaiono in una commedia e non in un romanzo, il quale ha tradizioni di serietà maggiori . Anzi  la  commedia  non ne ha  per  niente,  e,  , pure se storica come la presente , può  tranquillamente ridersi sia della storia che delle geografia, così come si ride dei suoi personaggi.

                         Da questa dissacrazione -  che presente  in  questa  commedia-  non si salva neppure il duca Valentino, il  quale,   dal  personaggio  tenebroso  del  romanzo  del  d'Azeglio,si  trasforma  in  un  personaggio   da  poco .  Ma  il  figlio  di  Alessandro  Sesto    era  veramente quel  grand’ uomo   descritto dal  Macchiavelli? 

              A ben riflettere non  sembra che   il duca  Valentino   avesse  delle  grandi  qualità.  La prima sua dote , quella che gli consentì tanti successi, consisteva semplicemente  nel fatto che non manteneva la parola, parola che riscuoteva   credito  dato  che  era  figlio del papa. Ma non  è  necessario  essere  un  grand’  uomo  per  fare  una  cosa  del  genere ?. E che il duca  Valentino  fosse non  lo  fosse  si vide  alla morte del padre,  quando  il credito di  questo  gli era  venuto meno e  nessuno  gli  prestava  più  fede.

                    Rappresentando  in  questa commedia  il Valentino  come uomo da poco,   potremmo  comunque essere  disapprovati da  Macchiavelli  ma non  certamente   da Aristotele.  Quest’ultimo infatti, nella  Poetica, ebbe  a  sostenere che, se nelle tragedie vanno rappresentati gli uomini migliori di quelli che sono  nella realtà,   vanno rappresentati peggiori   nelle   commedie.

 

 

 

 

2° PREMIO

Marta Goglia di Livorno

Frammenti

MOTIVAZIONE CRITICA: La forza e la crudezza dei temi trattati si unisce ad un uso equilibrato del linguaggio e soprattutto ad una costruzione scenica d'impatto e molto suggestiva.

 

3° PREMIO

Israel Noemi di Trieste

Mezza castità

MOTIVAZIONE CRITICA: Uno sguardo all'interno di un piccolo mondo di giovani borghesi alle prese con problemi legati alla frustrazione e alla noia quotidiana, alla gelosia e al tradimento. Discreto l'intreccio narrativo, al quale si aggiunge un'indagine della componente psicologica.

Dal Primo Atto

 Un grande salone. Luce soffusa di candele che stanno finendo. Bicchieri  sparsi dappertutto. Un tavolo in fondo con vassoi e resti di torta. C’è stata una festa, ma non sono ancora andati via tutti. Ci sono due persone: lui sul divano, lei in piedi poco distante.
SOFI: (ha i capelli castano-rossi, raccolti, indossa un elegante vestitino blu con scarpe e calze dello stesso colore e una collana di perle) E allora? (Si siede vicino a lui, che elegantemente si sposta per farle posto. Lunga pausa. Lui sorride, lei anche). Io non ti capisco. Non ti capisco. (Pausa. Cambiando tono, con maggior distacco) Dici di avere questo legame con una donna tanto possessiva, ma alla fine vieni sempre solo. Nessuno di noi  l’ha mai vista. (Lui la guarda e sorride, seguendola nella mimica come se fosse muto) Perché lo dici? (Riprendendo il tono confidenziale delle prime battute) Sei arrogante. Elettrico. Attento. Snob. (Lui fa l’espressione sorpresa) Perché, non è vero? (Lui si accende una sigaretta e lei gli porge il posacenere) E fumi. (Lui soffia il fumo di lato, per non farglielo andare in faccia) Fumatore. (Pausa) Non sai smettere di fumare. (Lui le offre il pacchetto di sigarette) No, grazie. (Lunga pausa. Lei picchetta nervosamente i tacchi sul pavimento, coi gomiti sulle ginocchia e guance sulle nocche. Lui la copia nella postura, ma non muove le scarpe) Non riuscirò mai a parlare con te. (Lui fa un anello di fumo. Lei se ne accorge e ammira la prodezza) Va a finire sempre nello stesso modo: dopo ogni festa arriva un momento in cui tu ed io restiamo soli, non si sa ben perché. Tu stai zitto e io parlo. Mi irriti. (Lui sorride beffardo) E non diciamo mai niente. (Pausa. Lui prende il posacenere e si tira indietro, sedendosi più comodo. Sofi lo spia con la coda dell’occhio, senza voltarsi. Con tono profondo, quasi sottovoce) Non hai mai il sospetto (una porta si apre, si ode un vociare, e si richiude subito, come se non fosse quella la stanza che interessa. Mir si avvicina a Sofi) di essere al posto sbagliato, di non essere come t’immaginavi, che va tutto a casaccio, senza regole?
MIR: (è minuto, indossa giacca, calzoni e maglietta neri e ha i capelli pettinati tutti all’indietro. Spegnendo la sigaretta e soffiando fuori l’ultima boccata in direzione della porta) Stanno arrivando.
SOFI: (severa, richiamandolo all’ascolto) Mir! (Lui fa un sorriso finto. Lagnosa) Mir. (Vellutata) Mir. (Lui la fissa serio) Parlo sempre io, ma non c’è verso.
MIR: (con tono piatto) Hai i capelli lunghi? Te li ho sempre visti raccolti. (Si avvicina per dirle qualcosa all’orecchio e l’ultima candela si spegne).
Si riaccende all’istante la luce, perché entrano Ulisse e Magda (assieme), Fred (solo), Margherita, Rudy e Vicki (assieme). Mir si alza in piedi e Sofi va a mangiare qualcosa.
 ULISSE: (ha i baffetti al labbro, è robusto, indossa un abito grigio con gilè e orologio da taschino) I vicini hanno iniziato a battere.
SOFI: (fingendosi sorpresa) Ma va’ là?
MAGDA: (è bionda e indossa un abito nero. Concitata, controllando la balbuzie) G-g-guarda, certa gente non la c-c-capisco!
FRED: (anche lui ha i baffetti al labbro, ma è magro ed e vestito con abito nero, camicia bianca, cravatta stretta nera. Si avvicina al tavolo per versarsi da bere) Io non capisco nessuno.
MAGDA: N-n-non ci si può neanche divertire.
MARGHERITA: (è castana e ha capelli lunghi e ricci; indossa un vestito nero identico a quello blu di Sofi) Volevamo ascoltare una canzone di Mina. (Si siede sul divano)
MAGDA: (intonando piano la canzone) Sei l’uomo più cattivo e prepotente, la vuoi sempre vinta tu...
MARGHERITA: E qualcuno ha iniziato a pestare il muro come un demonio.
ULISSE: (con ovvietà) Il moccioso.
RUDY: (ha i capelli lunghi e ondulati, pettinati indietro, e indossa jeans, maglietta bianca e giacca blu. Divertito) Pim pum, roba da non credere. Avrebbe bisogno di un calmante, ma pesante. (Ridacchiano quasi tutti) In fondo che ore sono? (Guarda l’orologio) Le undici, quindi neanche poi così tardi. Quanti anni ha ‘sto tipo?
ULISSE E SOFI: (in coro) Dodici.
RUDY: Beh, neanche tanto piccolo.
FRED: (sgranocchiando patatine) A dodici anni io l’avevo già fatto.
MAGDA: M-m-ma va?
MIR: (lanciando una voce) E con chi?
FRED: Cleide. Te la ricordi? (Mir sorride senza commentare)
ULISSE: Guarda, questo di aspetto sembra un ottenne.
SOFI: (divertita) È vero.
FRED: Magari non è lui.
MAGDA: In c-c-che senso, scusa?
FRED: Forse è il padre che dà i numeri.  (Rudy scoppia a ridere e contagia Magda, Mir e Margherita)
RUDY: Che adesso, giustamente, vuole dormire perché domani si alza presto.
FRED: Mir, ti ricordi quel tizio che a vent’anni lo spacciavano ancora per prodigio mettendogli i calzoni corti? (Mir sorride, ma non risponde) E potevano, perché sembrava davvero un bambino.
ULISSE: A parte gli scherzi, è molto fastidioso suonare con lui dall’altra parte che strilla, grida basta e pesta la parete.
SOFI: Specie adesso che si è rockizzato.
RUDY: Suona anche lui?
ULISSE: Sissignore. Chitarra elettrica. Al massimo, lui.
FRED: Che rompimento.
SOFI: (a denti stretti) A chi lo dici...
RUDY: (stupefatto, a Ulisse) Anche quando ti eserciti tu, fa così?
ULISSE: (caustico) Lui può. È il nipote del maestro Toerel. (Breve silenzio)
FRED: E chi sarebbe il maestro Toerel?
SOFI: Insegna direzione di coro al Conservatorio. (Sarcastica) Non lo conosci? La musica è monopolio loro. Sentili.
RUDY: E si crede più importante di Ulisse, ovviamente.
MARGHERITA: Pazzesco. E i genitori non dicono niente?
MAGDA: (A Ulisse) Ma q-q-questo stupido si p-p-permette di rompere a uno c-c-che fa concerti c-c-come te?
ULISSE: Inesorabilmente.
MARGHERITA: (indicando Sofi) Anche a lei, se permetti. Almeno Ulisse abita al piano di sopra ed è qui solo saltuariamente. Ma Sofi che li ha di fianco? Basta che accenda la radio e si scatena.
SOFI: Ah, ma i genitori caldeggiano questo furore per la musica iniziato da poco. Aspettano soltanto che qualcuno si lamenti.
FRED: E perché dovremmo lamentarci? Il punto è che ci ha rotto le scatole e adesso ci costringe a parlare anche di lui per sfogarci. (Pausa. Tutti si prendono da bere)
MAGDA: (a Rudy e Vicki) E voi due, quand’è che vi sposate?
RUDY: (imbarazzato) Eh, devo aspettare ancora un po’... (Vicki gli si avvicina e lo abbraccia)
MAGDA: P-p-perché?
RUDY: Non sono ancora completamente libero.
MAGDA: Eri già sposato?
RUDY: Solo un pochino.
SOFI: (per stornare l’imbarazzo) A proposito di matrimoni, ho ricevuto una partecipazione che vi lascerà di stucco.
FRED: Di chi si tratta stavolta?
SOFI: Non indovinerete mai.
ULISSE: Conosciamo?
SOFI: Sìììì.
FRED: Mica uno di noi?
MARGHERITA: (polemica) E chi di noi, scusa?
FRED: (si volta verso Margherita, che è seduta accanto a Mir) Beh, poteva anche essere. Mir, dov’è la tua ragazza? (Mir, scocciato, spalluccia)
RUDY: Secondo me a Mir piace qualcuno che sta qui. (Lancia un’occhiata a Sofi)
MAGDA: Mir, t-t-ti piace una di noi? (Mir si alza e cambia posto) Non s-s-sembra.
ULISSE: Allora, possiamo escludere sicuramente me. Loro due. (Intende Mir e Margherita) Magda.
FRED: (a Ulisse) Non guardare me.
SOFI: Non è qui, vi do un piccolo aiuto, ma è stata qui più volte. (Tutti si scambiano sguardi interrogativi) E tu, Mir (gli si avvicina), avevi fatto breccia nel suo cuore. (Mir la fissa incuriosito)
FRED: (a Mir, ironico) E te la sei lasciata scappare.
MARGHERITA: (pensando ad alta voce) Le piaceva Mir. Perciò gli ha fatto il filo...
ULISSE: (a Mir) Cos’hai combinato che non sappiamo? (Mir spalluccia)
RUDY: Facciamo prima a chiedergli chi lo chiamava delle persone che invita, o invitava, Sofi! (Mir non  ne ha la più pallida idea)
MARGHERITA: Il numero di Mir poi non circola facilmente.
ULISSE: Dacci ancora qualche indizio.
SOFI: (A Rudy) Ci teneva molto ai capelli.
RUDY: È venuta da me?!
MARGHERITA: I capelli... Rudy... Ci sono!
ULISSE: Olà.
MARGHERITA: Bella Ricò.
SOFI: Proprio lei.
ULISSE: (shockato) Bella Ricò si sposa? (Sofi annuisce)
FRED: Cooosa?
SOFI: Il prossimo mese.
RUDY: (prendendola in ridere) Chissà che testa si farà per la cerimonia, con quei capelli terribili... Mai visto una cosa simile.
MARGHERITA: Magari farà una cerimonia ristretta.
SOFI: Trecento invitati. (Tutti sbalorditi) Ah, in bianco, s’intende. (Margherita, Fred e Rudy scoppiano a ridere fragorosamente)
RUDY: Quanti ne ha esattamente?
SOFI: Trentasei, più o meno come noi.
MAGDA: (perplessa) M-m-ma forse è un po’ eccessivo l’abito bianco a trentasei anni.
SOFI: (rincarando la dose) Con velo di cinque metri e paggetti.
ULISSE: Col velo?! (Scoppiano tutti a ridere come pazzi)
FRED: Chi sarà il fortunato?
SOFI: Si chiama... (va ad aprire un cassetto e tira fuori la partecipazione) Paolo Vespasiani. (Tutti iniziano a passarsi il cartoncino)
FRED: Di nome e di fatto, a quanto pare, considerata la scelta della sposa. (Mir tossisce perché stava bevendo, poi ride solidale)
RUDY: (con il cartoncino in mano, a Mir) Ridi, ridi. Intanto si sposa con un altro. (Passa a Mir il cartoncino e continuano a sghignazzare)
VICKI: (è la più giovane di tutti, ha poco più di vent’anni e indossa un miniabito bianco e nero con gli stivali neri, è biondissima coi capelli lisci e assai lunghi) Chi è questa Bella Ricò? (Prende il cartoncino in mano e lo guarda)
RUDY: (afferrandola per i fianchi) No, era qualche anno fa, non l’hai conosciuta.
VICKI: Ma chi è?
RUDY: Una. (Pausa) Un po’strana, diciamo.
VICKI: (contrariata) Perché vi fa tanto ridere? In fondo cosa c’è di male a sposarsi in bianco a trentasei anni? (Rudy le fa cenno di non polemizzare, ma lei insiste) Trattate così gli amici? Li prendete in giro in loro assenza?
RUDY: Stiamo solo scherzando un pochino. (Tirato per la giacca da Fred che gli sussurra una cosa, riprende a ridere)
ULISSE: (avvicinandosi a Vicki e portandola via dal gruppo, prendendola sotto braccio) No, mia cara, non trattiamo così gli amici. Bella Ricò è stata trattata da tutti come un’amica, ma ne ha combinate parecchie. E con tutti noi. (Rivolto al gruppo) Vero? (Lascia Vicki)
RUDY, MIR, MARGHERITA e SOFI: (uno dopo l’altro) Sì.
ULISSE: Bella Ricò è un personaggio fuori dagli schemi, inquietante sotto molti aspetti.
FRED: Macché inquietante. È un’ebete e basta! (Tutti sorridono e annuiscono)
ULISSE: (ex cathedra) È vero. Però bisogna riconoscere che ci ha messi tutti nel sacco, almeno una volta, facendoci credere, magari solo per dieci minuti, di non esserlo fino in fondo. Veniamo al punto: ci ha inibiti. Ecco... sembrava troppo.
VICKI: (stizzita) Ma troppo cosa?
ULISSE: (riprende energicamente Vicki sotto braccio e fa ancora qualche passo con lei) Non è facile prendersela con chi è molto indiziato di essere un anello debole.
VICKI: Perché debole?
ULISSE: (stufo) Ooooh! (Cantilenando)  L’abbiamo risparmiata per via del suo alto grado (si ferma) di stupidità.
VICKI: (divincolandosi da Ulisse) Risparmiata?! (Ulisse si allontana spazientito facendo smorfie)
RUDY: (rincarando, con la mano al fianco) È alta così, (spalanca le braccia) è larga così, ha dei capelli lunghi che, guarda, sembra...
FRED:  La Gioconda. (Sghignazzata generale)
MARGHERITA: Piagnucolava dicendo che lei è grassa e che ha problemi, bla, bla, bla...
VICKI: (arrabbiata) E la grassezza per voi è motivo di colpevolezza? Perché se è così, me ne vado subito e alla svelta.
SOFI: (con pacifica freddezza, avvicinandosi) No, Vicki, la grassezza non è una colpa. E nemmeno i problemi. Ma servirsi delle persone senza tenerne conto, utilizzandole sempre e indiscriminatamente come vuotatoi, ritenendo di avere chissà quale diritto di priorità rispetto agli altri, ed esagerare, è una gran brutta cosa. (La fissa in modo raggelante)
VICKI: (impaurita, moderando il tono) Beh, se vi trattava così, magari avete ragione voi...
ULISSE: (avvicinandosi a Sofi, con tono scocciato a Vicki) Guarda che il punto non è mica quello di mettere in dubbio la nostra parola o i nostri sentimenti, sai? (Rudy gli fa cenno di lasciar perdere e di non dare alcun peso a quello che dice Vicki)
SOFI: (abbracciando Vicki con la mano sopra la spalla) Penso che ti convenga ascoltare, se decidi di restare. (La lascia e va a sedersi sul divano, vicino a Margherita e Fred; Magda approfitta per sedersi, a sua volta, sul bracciolo dalla parte di Sofi)
FRED: (riprendendo l’argomento come se Vicki non avesse parlato. A Sofi) Ti ha telefonato?
SOFI: L’altra settimana. Dopo un anno. Con la sua consueta bontemponeria, come se ci fossimo sentite il giorno prima. Voleva preannunciarmi l’evento.
MARGHERITA: Chissà con quale soddisfazione.
ULISSE: Nooo, necessitava del consueto bidone-spazzatura di turno. Chissà quanti altri numeri avrà fatto prima del tuo.
SOFI: (con ovvietà) Matematico.
RUDY: Sì, però a noi non ci ha invitati.
MARGHERITA: Una che diceva che non fa la spesa perché o mangiava da noi (intende Sofi e se stessa) o da sua madre, per quale motivo avrebbe dovuto sprecarsi invitando tutti?
SOFI: Uhm, non sottovalutarla. Credo che le sole partecipazioni, senza invito al pranzo, vi arriveranno presto.
ULISSE: Eh, certo, siamo regali convenienti senza cibo.
MARGHERITA: (rassegnata) Approfitterà per l’ennesima volta della nostra educazione, perché come faremo a non farle il regalo? (Tra sé) Spudorata.
FRED: (dopo aver bevuto un sorso) Quali pudori vuoi che abbia ancora dopo quello che racconta in giro?
RUDY: A cosa ti riferisci?
FRED: Come, non sai che nessuno... (glielo dice all’orecchio)?
RUDY: (iniziando a ridere) Oddìo, pensavo l’avesse raccontato soltanto a me.
SOFI: (imitando la voce chioccia di Bella) Ti prego, non dirlo a nessuno. È un segreto. Posso parlare solo con te.
FRED: (a Rudy) A te cos’ha raccontato?
RUDY: Di una cotta tremenda per un certo Francesco.
ULISSE: Poveraccio.
RUDY: (sorridendo) Francesco “specialista in preliminari”. (Scoppiano tutti a ridere)
ULISSE: Quello stesso di cui, dopo lo gran rifiuto – di lui –, raccontava che aveva un testicolo solo. (Vicki, sconvolta, riceve conferma da Rudy che annuisce)
FRED: Baah... (Beve un sorso) Scusa, e quello che dopo era gay?
RUDY: (stupefatto) Perché ce n’è stato un altro?
FRED: (facendo cenno a volontà) Uuuuh.
SOFI: Un altro. Un altro. Un altro. E poi ancora un altro...
RUDY: Per me era già tanto questo Francesco. (Ridono tutti)
SOFI: Eh, ma con quello che – dopo – era gay qualcosa era successo.
MAGDA: C-c-cioè?
MARGHERITA: Quando Sofi ha iniziato ad invitarla a cena, vi ricordate, lei dopo si fermava sempre fino alle due, le tre senza problemi, a raccontare le sue storie.
ULISSE: Ti credo, non fa niente.
SOFI: Non fa niente, ma nella ditta del padre riceve uno stipendio come tutti gli altri che se lo devono sudare, sai?
MARGHERITA: E sopportare. Sapete che poi questo... gay diciamo, lo ha anche fatto licenziare dal padre?
FRED: Naaa.
MARGHERITA: (annuendo col capo) Lavorava da loro. (Incalzando) A lei piaceva e a lui no.
FRED: Ah gay, capisco. (Si schifa) E buttato fuori.
SOFI: Veramente non lo hanno licenziato, lo hanno solo spostato di sede costringendolo a cambiare città. Altrimenti avrebbe perso il posto.
RUDY: E lui?
SOFI: Si è trasferito.
MARGHERITA: E alla collega che ha tentato di difenderlo, ha gridato forte davanti a tutti: (imita la voce chioccia di Bella) “Vuoi volare anche tu?”
RUDY: (nauseato) Che schifo!
ULISSE: Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
FRED: E da qualcos’altro. (Ridono)
RUDY: Che poi, con tutto l’impero dei Ricò...
SOFI: (inserendosi per spiegare a Vicki) È una delle più ricche ereditiere della regione, se non la più ricca.
RUDY: ... non so come mai si ostini a recitare questa farsa – di pessimo gusto in tutti i sensi – di lavorare timbrando il cartellino come gli altri dipendenti del padre-

 


       OSPITE D'ONORE LUCIANO SOMMA
                  PERSONAGGIO MECENATE DEL TERZO MILLENNIO
 
Luciano Somma premiato come Personaggio Mecenate del Terzo Millennio dal Presidente onlus Mecenate prof. Massimiliano Badiali

Luciano Somma, il Presidente Mecenate dr. Massimiliano Badiali e il direttore Letterario dr.ssa Isabella Forgione

             

Luciano Somma, il direttore Fotografico Roberto Giuseppini, il Presidente Massimiliano Badiali

 

                               

Presidente-Webmaster: prof. Massimiliano Badiali

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