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Ed è già passato un
altro anno, così
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Con la tipica
inesorabilità delle
cose
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Che ci lasciano
perplessi ed
interdetti
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Da qualche parte,
semplicemente
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Ed io
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Io sono sempre qui
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Abbandonato sul mio
letto disfatto
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E dimenticato dal
tempo stesso
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In quel passato
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Che mi ha tolto
tutto
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Tutto quello che
allora possedevo
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E addirittura la mia
anima
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Che è evaporata,
silenziosamente
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In quell’aria
viziata e pesante
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Nella quale io
stesso mi ritrovo
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Puzzo d’abbandono e
d’arresa
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Che grava sul
vulnerabile terreno
squartato
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Di quello che era la
mia anima, allora
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Ferite senza limiti
né confini
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Che il tempo stesso,
da gran dottore
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Non ha saputo
guarire
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La vecchia rosa
rossa
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Che mi sorrideva un
tempo
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Là, dal mio comò
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È marcita di
disperata attesa
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E sono sparse sue
briciole sul lurido
pavimento
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Sul quale feci
ripetutamente
l’amore, io
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Tracce di passione
consumata
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Sento ancora oggi
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E profumi di gemiti
lontani
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Pervadono la mia
mente
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Accoltellandola
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Senza alcun ritegno
né vergogna
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In uno spasmodico
orgasmo triviale
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Di cui ignoro il
senso
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Mentre quella
lettera d’amore
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Che io stesso
strappai
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Furioso e pazzo per
quello che avevo
perso
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Giace ancora là
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Come indelebile
testimone
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In mille pezzi
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Che emettono caldi
afflati
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Di rassegnazione
dovuta
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In presenza di una
felicità appena
sfiorata
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E non goduta
pienamente mai – mai
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Le mie mani
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Sono svigorite
dall’unica cosa
rimastami
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Un freddo carico di
tensioni negate
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E di parole
inespresse e seccate
in gola
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E di possibilità
negate in maniera
assoluta
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Ed il cuore
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Il cuore non può che
battere forzatamente
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Con respiri carichi
di vita non vissuta
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O vissuta troppa
intensamente, forse
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Per un’illusione
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Travestita da
splendente speranza
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Ed una punizione
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Nascosta dietro ad
un bianco sorriso
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E il grezzo
desiderio di carne
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Mascherato da
un’eterna promessa
d’amore
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E dietro a tutto
questo cosa c’era?
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C’era una semplice
fame
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Di carne fresca e
debole e sensibile
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Con lo scopo di
violare la profonda
intimità
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Di chi uomo ancora
non era
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E di turbare e poi
infrangere i sogni
colorati
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Di chi aveva la
testa immersa tra le
dolci nuvole ancora
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E di rubare infine
quel prezioso dono
della vita
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A chi poi è rimasto
qui, come un
cadavere
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Senza sogni né
speranze
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Senza richieste né
pretese
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Privo di un’anima
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Con la quale volare
al di là
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Degli spazi della
propria
consapevolezza
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Dove l’immaginazione
fa da regina
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E la libertà è
l’aria che si
respira
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Privo di un cuore
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Col quale poter
assaggiare il
sentimento
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Laddove tutto è
niente e viceversa
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Con farfalle che
s’intrecciano,
meravigliose
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Su note che
richiamano piacevoli
nostalgie
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Dai polverosi armadi
delle nostre
sensazioni
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Ma ora
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Ora dov’è finito
tutto ciò?
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Io – disteso sul mio
letto
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In un mutismo
incosciente
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Vedo solo un
orizzonte nero, là
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Che mi inghiottisce
in se stesso
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Come l’antico
richiamo della morte
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Dove la natura
stessa non esiste
più
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E tutte queste
parole pronunciate
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Non hanno alcun
senso per me
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Non ci sono
significati, qui ed
ora
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Né tantomeno suoni
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Io – affogato tra
muti silenzi
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Solo freddo è quello
che percepisco
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Ed intorpidimento
della carne
violentata
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E le briciole nere
di una rosa spirata
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Ed i pezzi
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Di quella che era
una lettera
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Di quello che fu un
cuore
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Laddove ora
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L’amore non c’è più,
oramai
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No – lo so bene
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L’amore non c’è più,
oramai.