TuttArte MECENATE

 

JEAN ROUAUD

Incontro del Presidente Mecenate Massimiliano Badiali con il romanziere Jean Rouaud 
Montpellier

http://www.massimilianobadiali.it/jean_rouaud.htm

 

Alla fine dell’estate 1990 uno sconosciuto fa irruzione nel mondo letterario. Si chiama Jean Rouaud : nel novembre 1990, egli sale sul podio, vincendo il premio Goncourt, con il suo primo romanzo Les Champs d’honneur .

A 38 anni, questo figlio di piccoli commercianti della regione nantese diventa famoso. Una leggenda si tesse intorno a lui : quella di modesto giornalaio promosso alla notorietà per un colpo di bacchetta magica.

Jean Rouaud nasce il 27 Dicembre 1952 a Campbon, vicino a Nantes, territorio umido e ventoso della Loira Inferiore. La terra natale, come ha evidenziato Jean-Baptiste Harang, rimane il centro della vita del romanziere: "Jean Rouaud a tout fait à Nantes, même des études de lettres". A Nantes studia dal 1970 al 1981, finendo la facoltà di lettere. Per mantenersi agli studi vende prodotti naturali ed enciclopedie mediche. Nel 1978 entra nel giornale scientifico Presse-Océan, collabora poi col quotidiano L’Eclair di Nantes. A Parigi lavora come impiegato in una libreria d’arte, e nel 1983 compra con due soci un’edicola nel XIX arrondissement di Parigi.

Negli anni 1986-1987 Jean Rouaud aveva inviato a Jerôme Lindon, direttore editoriale delle Editions de Minuit, un testo intitolato Loire-Inférieure. Lindon lo esortava a continuare e lo consigliava di scrivere un romanzo di dimensioni più vaste, che avesse un titolo meno provinciale e più commerciale.

Nasceva così Les Champs d’honneur.

Rouaud ha commentato la vittoria del Goncourt, affermando:

J’éprouve une émotion qui n’a rien à voir avec de la joie. Une émotion pour les miens dont je suis le scribe.

La sua scrittura non è che la saga di famiglia, rievocante una Francia provinciale di persone umili e sconosciute alla storia ufficiale: una ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia materna e paterna. 

Les Champs d’honneur hanno al centro la figura della zia bigotta Marie e del nonno stoico Alphonse, e il dolore della famiglia Rouaud dopo le loro morti, avvenute nel 1964.

Rouaud non si allontana mai dal suo nucleo d’origine : la propria famiglia, composta dal padre Joseph, dalla madre Anne, dalle sorelle Marie-Annick (detta Nine) e Marie-Paule (detta Zizou).

Dopo il Goncourt, l’autore ha vissuto della sua penna : ha lasciato l’edicola di Rue de la Flandre e si è trasferito a Montpellier, nell’abitazione, nel cuore della città, dove tuttora abita, in un bellissimo immobile del XVIII secolo, che si dice essere appartenuto al profumiere di Luigi XV. Lo scrittore rivela di aver lasciato Parigi, nell’ottobre 1991, per andare a convivere con l’attrice Michèle Leca, attuale moglie, che abitava a Montpellier con i suoi due figli France e Luc. Jean Rouaud ha raccontato di aver trovato da subito in loro una famiglia e di aver scovato in una mansarda un angolo dove riflettere, ricordare e creare.

Ha, infatti, affermato:

ici, j’ai trouvé mes racines. Quand je retourne à Paris, je me sens étranger, un vrai provincial ! En abandonnant le kiosque, j’étais un peu inquiet de perdre le contact avec les gens. Mais je vais souvent rencontrer mes lecteurs dans les lycées ou les bibliothèques. Ça compense.

Intervistato a Massimiliano Badiali, Rouaud si rivela:

A 38 ans j’étais rien. J’avais la souffrance d’être un vendeur de journaux. Mon trouble était quand quelqu’un me demandait mon travail. Dans la société on est ce qu’on fait. ( I.P.)

Nel 1991 ha pubblicato Autoritratto, che insieme a De Poste en Poste di Michel Butor e Vecchiet Verve Vidéo di André Villiers, introduceva le fotografie di Jean-Michel Vecchiet.

Il secondo romanzo, Des hommes illustres, del settembre 1993 rievoca la figura del padre e il ricordo della sua morte, avvenuta il 26 dicembre 1963, frattura immensa nella vita del romanziere.

Nel novembre 1993 la vita di Rouaud subisce una doppia rivoluzione : la nascita della figlia Joséphine e l’arrivo nel suo ufficio, al posto della macchina da scrivere, di un computer che cambia la sua vita.

Le portable a décuplé ma capacité de création. Puis il y a la douceur du clavier, comme une petite pluie qui tombe. Mais je continue à travailler sans rituels. J’ai besoin d’animation de moi, j’aime bien être dérangé. Ce qui me plaît, c’est d’être étonné par ce que j’écris, sans forcément savoir où ça me menera : une idée en suggère une autre, je tâtonne. Plus ça va, moins je peux me passer du roman. J’y découvre une aire de liberté extraordinaire, un fabuleux exercice d’indépendance. C’est dans ce genre-là que je me sens le plus à l’aise.

Nel febbraio 1996 pubblica Le paléo circus, testo interdisciplinare di scrittura e di pittura, che rievoca il mondo primitivo. La stretta fusione fra immagine visiva e scritturale nasce dalla sinestesia artistica e dal desiderio di interdisciplinarità . L’arte per Rouaud è un unicum. Disegno e scrittura si sposano anche in Promenade à la Villette con il testo Roman-Cité, in cui Rouaud introduce la descrizione del parigino Parc de la Villette, originalissima opera architettonica e culturale dell’ultimo decennio. Il libro propone una deambulazione letteraria, una passeggiata insolita attraverso fotografie e disegni di dieci artisti e infine una documentazione sulla storia di questo luogo unico, sul quartiere e dei suoi abitanti.

Nel maggio 1996 esce Le Monde à peu près , autobiografia del periodo degli studi.

Nell’aprile 1997 viene pubblicata dalle Editions de Minuit la pièce teatrale Les très riches heures12, che è rappresentata per la prima volta dal 20 maggio al 29 giugno 1997 al Théâtre 1313 di Parigi. Si tratta del dialogo di una coppia : di un uomo ed una donna che vivono insieme, che si amano, ma ognuno legato al proprio mondo. Ciascuno dei due personaggi evoca la sua percezione della vita, e verrebbe da chiedersi come abbiano potuto incontrarsi : appaiono come due solitudini che si ricongiungono. Lei è esuberante, lui, invece, un po’ orso. Lei è corsa, emblema di luce, calore e passione ; lui è della Loira Inferiore, simbolo di ombra, pioggia e tenerezza. I loro discorsi procedono parallelamente, senza incontrarsi mai veramente. Si può senza dubbio riconoscere in questi due personaggi Jean Rouaud e Michèle Leca, la moglie, come riconosce egli stesso :

Les très richès heures sont le speculum ironique de ma vie familiale, de moi et de ma femme (L.P, 22 Giugno)

Nello stesso anno muore la madre Anne (o Annick) Burgaud. La sua figura verrà commemorata in Pour vos cadeaux14, uscito nel marzo 1998. Il romanzo rivisita ogni ricordo alla luce della consapevolezza derivante dalla maturità del romanziere e chiarisce le numerose amnesie della narrazione delle prime tre opere, nate come reazione ai traumi delle morti, non ancora superati.

Pour vos cadeaux, come vedremo, è il filo d’Arianna che, nel labirinto della memoria del narratore, permette di tirare le fila dei romanzi familiari, che possiamo definire, data l’imminente uscita il 17 Ottobre 1999, del romanzo Sur la Scène comme au ciel15, una pentalogia familiare.

Rouaud ha affermato, riferendosi a questo suo ultimo romanzo:

J’ai écrit cinq romans, trois pour raconter un histoire, Pour Vos Cadeaux et Sur la Scène comme au ciel pour décoder la fiction (I.P.).

Questo romanzo è il punto definitivo " de clarté sur moi et sur mon passé de tombe" : rispecchia la nuova serenità dell’autore e la verità dei fatti, qui definitivamente sceverati, si sostituisce " à l’invéntion et à la légende de trois premiers romans" :

Dans Sur la scène comme au monde j’ai écris une autobiographie familière : ma foi récupérée m’a fait imaginer un long dialogue entre mon père et ma mère disparus, entre ma mère et le narrateur. (I. P.)

La scrittura diviene l’occasione di superare l’afasia del dolore : il romanzo è perciò per Rouaud un dialogo intimo, catartico sul male di vivere.

Prof. Massimiliano Badiali

 
Presidente-Webmaster: prof. Massimiliano Badiali

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