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Alla fine dell’estate 1990 uno sconosciuto fa
irruzione nel mondo letterario. Si chiama Jean Rouaud : nel novembre
1990, egli sale sul podio, vincendo il premio Goncourt, con il suo
primo romanzo Les Champs d’honneur .
A 38 anni, questo figlio di piccoli commercianti
della regione nantese diventa famoso. Una leggenda si tesse intorno
a lui : quella di modesto giornalaio promosso alla notorietà per un
colpo di bacchetta magica.
Jean Rouaud nasce il 27 Dicembre 1952 a Campbon,
vicino a Nantes, territorio umido e ventoso della Loira Inferiore.
La terra natale, come ha evidenziato Jean-Baptiste Harang, rimane il
centro della vita del romanziere: "Jean Rouaud a tout fait à Nantes,
même des études de lettres". A Nantes studia dal 1970 al 1981,
finendo la facoltà di lettere. Per mantenersi agli studi vende
prodotti naturali ed enciclopedie mediche. Nel 1978 entra nel
giornale scientifico Presse-Océan, collabora poi col
quotidiano L’Eclair di Nantes. A Parigi lavora come impiegato
in una libreria d’arte, e nel 1983 compra con due soci un’edicola
nel XIX arrondissement di Parigi.
Negli anni 1986-1987 Jean Rouaud aveva inviato a
Jerôme Lindon, direttore editoriale delle Editions de Minuit, un
testo intitolato Loire-Inférieure. Lindon lo esortava a
continuare e lo consigliava di scrivere un romanzo di dimensioni più
vaste, che avesse un titolo meno provinciale e più commerciale.
Nasceva così Les Champs d’honneur.
Rouaud ha commentato la vittoria del Goncourt,
affermando:
J’éprouve une émotion qui n’a rien à voir avec de
la joie. Une émotion pour les miens dont je suis le scribe.
La sua scrittura non è che la saga di famiglia,
rievocante una Francia provinciale di persone umili e sconosciute
alla storia ufficiale: una ricostruzione dell’albero genealogico
della famiglia materna e paterna.
Les Champs d’honneur hanno al centro la
figura della zia bigotta Marie e del nonno stoico Alphonse, e il
dolore della famiglia Rouaud dopo le loro morti, avvenute nel 1964.
Rouaud non si allontana mai dal suo nucleo
d’origine : la propria famiglia, composta dal padre Joseph, dalla
madre Anne, dalle sorelle Marie-Annick (detta Nine) e Marie-Paule
(detta Zizou).
Dopo il Goncourt, l’autore ha vissuto della sua
penna : ha lasciato l’edicola di Rue de la Flandre e si è trasferito
a Montpellier, nell’abitazione, nel cuore della città, dove tuttora
abita, in un bellissimo immobile del XVIII secolo, che si dice
essere appartenuto al profumiere di Luigi XV. Lo scrittore rivela di
aver lasciato Parigi, nell’ottobre 1991, per andare a convivere con
l’attrice Michèle Leca, attuale moglie, che abitava a Montpellier
con i suoi due figli France e Luc. Jean Rouaud ha raccontato di aver
trovato da subito in loro una famiglia e di aver scovato in una
mansarda un angolo dove riflettere, ricordare e creare.
Ha, infatti, affermato:
ici, j’ai trouvé mes racines. Quand je retourne à
Paris, je me sens étranger, un vrai provincial ! En abandonnant le
kiosque, j’étais un peu inquiet de perdre le contact avec les gens.
Mais je vais souvent rencontrer mes lecteurs dans les lycées ou les
bibliothèques. Ça compense.
Intervistato a Massimiliano Badiali, Rouaud si
rivela:
A 38 ans j’étais rien. J’avais la souffrance
d’être un vendeur de journaux. Mon trouble était quand quelqu’un me
demandait mon travail. Dans la société on est ce qu’on fait. ( I.P.)
Nel 1991 ha pubblicato Autoritratto, che
insieme a De Poste en Poste di Michel Butor e Vecchiet
Verve Vidéo di André Villiers, introduceva le fotografie di
Jean-Michel Vecchiet.
Il secondo romanzo, Des hommes illustres,
del settembre 1993 rievoca la figura del padre e il ricordo della
sua morte, avvenuta il 26 dicembre 1963, frattura immensa nella vita
del romanziere.
Nel novembre 1993 la vita di Rouaud subisce una
doppia rivoluzione : la nascita della figlia Joséphine e l’arrivo
nel suo ufficio, al posto della macchina da scrivere, di un computer
che cambia la sua vita.
Le portable a décuplé ma capacité de création.
Puis il y a la douceur du clavier, comme une petite pluie qui tombe.
Mais je continue à travailler sans rituels. J’ai besoin d’animation
de moi, j’aime bien être dérangé. Ce qui me plaît, c’est d’être
étonné par ce que j’écris, sans forcément savoir où ça me menera :
une idée en suggère une autre, je tâtonne. Plus ça va, moins je peux
me passer du roman. J’y découvre une aire de liberté extraordinaire,
un fabuleux exercice d’indépendance. C’est dans ce genre-là que je
me sens le plus à l’aise.
Nel febbraio 1996 pubblica Le paléo circus,
testo interdisciplinare di scrittura e di pittura, che rievoca
il mondo primitivo. La stretta fusione fra immagine visiva e
scritturale nasce dalla sinestesia artistica e dal desiderio di
interdisciplinarità . L’arte per Rouaud è un unicum. Disegno e
scrittura si sposano anche in Promenade à la Villette con il
testo Roman-Cité, in cui Rouaud introduce la descrizione del
parigino Parc de la Villette, originalissima opera architettonica e
culturale dell’ultimo decennio. Il libro propone una deambulazione
letteraria, una passeggiata insolita attraverso fotografie e disegni
di dieci artisti e infine una documentazione sulla storia di questo
luogo unico, sul quartiere e dei suoi abitanti.
Nel maggio 1996 esce Le Monde à peu près ,
autobiografia del periodo degli studi.
Nell’aprile 1997 viene pubblicata dalle Editions
de Minuit la pièce teatrale Les très riches heures12,
che è rappresentata per la prima volta dal 20 maggio al 29 giugno
1997 al Théâtre 1313 di Parigi. Si tratta del dialogo di
una coppia : di un uomo ed una donna che vivono insieme, che si
amano, ma ognuno legato al proprio mondo. Ciascuno dei due
personaggi evoca la sua percezione della vita, e verrebbe da
chiedersi come abbiano potuto incontrarsi : appaiono come due
solitudini che si ricongiungono. Lei è esuberante, lui, invece, un
po’ orso. Lei è corsa, emblema di luce, calore e passione ; lui è
della Loira Inferiore, simbolo di ombra, pioggia e tenerezza. I loro
discorsi procedono parallelamente, senza incontrarsi mai veramente.
Si può senza dubbio riconoscere in questi due personaggi Jean Rouaud
e Michèle Leca, la moglie, come riconosce egli stesso :
Les très richès heures sont le speculum
ironique de ma vie familiale, de moi et de ma femme (L.P, 22 Giugno)
.
Nello stesso anno muore la madre Anne (o Annick)
Burgaud. La sua figura verrà commemorata in Pour vos cadeaux14,
uscito nel marzo 1998. Il romanzo rivisita ogni ricordo
alla luce della consapevolezza derivante dalla maturità del
romanziere e chiarisce le numerose amnesie della narrazione delle
prime tre opere, nate come reazione ai traumi delle morti, non
ancora superati.
Pour vos cadeaux, come vedremo, è il filo
d’Arianna che, nel labirinto della memoria del narratore, permette
di tirare le fila dei romanzi familiari, che possiamo definire, data
l’imminente uscita il 17 Ottobre 1999, del romanzo
Sur la Scène comme au ciel15,
una pentalogia familiare.
Rouaud ha affermato, riferendosi a questo suo
ultimo romanzo:
J’ai écrit cinq romans, trois pour raconter un
histoire, Pour Vos Cadeaux et Sur la Scène comme au ciel
pour décoder la fiction (I.P.).
Questo romanzo è il punto definitivo " de clarté
sur moi et sur mon passé de tombe" : rispecchia la nuova serenità
dell’autore e la verità dei fatti, qui definitivamente sceverati, si
sostituisce " à l’invéntion et à la légende de trois premiers romans"
:
Dans Sur la scène comme au monde j’ai
écris une autobiographie familière : ma foi récupérée m’a fait
imaginer un long dialogue entre mon père et ma mère disparus, entre
ma mère et le narrateur. (I. P.)
La scrittura diviene l’occasione di superare
l’afasia del dolore : il romanzo è perciò per Rouaud un dialogo
intimo, catartico sul male di vivere.
Prof. Massimiliano Badiali
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