Al
di
là
di
tutto
c’è
un
luogo
dove
il
vuoto
inequivocabilmente
traccia
la
linea
di
confine
tra
ciò
che
si
ha
dentro
e
ciò
che
si
è.
E
anche
se
viviamo
in
quel
territorio
che
in
apparenza
è un
terreno
neutro,
al
di
là
di
tutto
questo
c’è
il
baratro.
E
noi
crediamo
di
essere
“adulti”
e
come
adulti
pensiamo
di
essere
cresciuti.
E
come
tali
crediamo
di
essere
diventati
“adulti”.
*
Quanta
strada
ho
lasciato
dietro
le
mie
spalle
fino
a
quando
ti
ho
trovato.
E ti
ho
trovato
per
il
semplice
fatto
che
per
tanto
tempo
ti
ho
cercato.
Ti
ho
cercato
nella
libertà
di
quel
mio
pensiero.
Un
pensiero
libero
dalle
prigioni
tutte
in
cui
si
nascondono
le
trame
di
una
realtà
legata
soltanto
ai
canoni
e
alle
apparenze.
Ed è
nella
spensieratezza
di
questa
dimensione
libera
ch’io
sento
di
mescolare
–
per
te –
le
gioie
quotidiane
ai
frammenti
delle
vecchie
esperienze
ed è
in
questa
libertà
che
ogni
giorno
–
per
te –
accendo
una
fiammella
non
per
guardare
il
futuro,
ma
per
dare
pace
a
quegli
anni
che
in
me
non
hanno
mai
trovato
pace.
*
Bella
o
brutta
ciò
che
è
stata
la
mia
vita
cosa
importa
se
attraverso
i
tuoi
occhi
ho
trovato
il
modo
di
trasformare
il
mio
passato
in
qualcosa
che
posso
donarti
cioè
l’unica
cosa
che
posseggo:
il
mio
passato!
E il
poterlo
fare
è
trarre
da
esso
solo
gli
aspetti
migliori.
Fino
a
quando
non
t’avevo
“incontrato”
c’era
sempre
una
valigia
pronta
ad
accompagnarmi
in
viaggi
senza
ritorno.
Adesso
il
contenuto
di
quella
valigia
è
tornato
nel
disordine
dei
cassetti...
Partire
–
per
me –
significa
lasciare
un
punto,
un
luogo,
una
certezza,
una
qualsiasi
cosa
dal
quale
allontanarsi
per
non
ritornare
mai.
Non
farmi
più
riprovare
la
sensazione
(che
ben
conosco)
di
cosa
voglia
dire
rompere
una
certezza.
*
Vorrei
per
me
la
“quiete”
che
da
tanto
tempo
ho
desiderato
raggiungere:
voglio
e
desidero
fermarmi
a
lungo
dentro
il
tuo
cuore.
Non
farmi
più
riprovare
la
sensazione
di
chiudermi
una
porta
dietro
le
spalle
e
non
guardare
più
indietro:
troppe
volte
l’ho
già
fatto!
*
Non
credo
di
possedere
ancora
la
pelle
dura
come
un
coccodrillo
e
non
ho
più
voglia
di
correre.
Ho
soltanto
voglia
di
amare.
Amare
in
qualunque
luogo.
Un
luogo
dove
ci
si
possa
ritrovare
ogni
attimo
della
giornata
al
di
qua
e al
di
là
del
tempo
stesso.
Adesso
ho
trasformato
le
mie
iene
in
cuccioli
di
gatto
e
gli
strilli
di
chi
mi
sta
attorno
in
frasi
che
altri
fanno
fatica
a
capire
perché
dentro
gli
occhi
tuoi
ho
trovato
una
finestra
al
cui
interno
c’è
una
bianca
parete
con
su
appeso
il
mio
ritratto
e tu
– in
un
angolo
– ad
osservarlo
da
lontano.
*
Adesso
dov'è
che
vuoi
andare
senza
di
me?
Cerca
di
sognare
il
sogno
giusto
perché
esso
stesso
sarà
il
tuo
nuovo
sogno
e
sarà
il
tuo
cuore
a
lasciare
il
dolce
inverno
perché
io
sono
la
stella
che
illumina
nel
cielo
la
tua
disperazione,
la
tua
abnegazione.
Dimentica
chi
sei
e
sarai
la
mia
ombra,
la
mia
luce.
Allora
ogni
paura
s'allontanerà
e le
stelle
che
brillano
tra
fiamme
d’incensi
e
candele
poiché
tu
potrai
colmare
coi
baci
tutte
le
lacrime
che
ho
raccolto
nel
bicchiere.
*
Omaggio
a
ricordi
di
lenzuoli
disfatti
Lo
sai
che
io
sono
parte
integrante
di
quel
mare
incerto
la
cui
onda
sempre
agitata
non
conosce
pace
eppure
vorrei
sentirmi
prigioniera
del
tuo
più
tenero
sorriso.
Vorrei
essere
quella
tazza
in
cui
le
tue
labbra
potranno
sempre
bere
l’offerta
del
mio
più
profondo
affetto
eppure
noi
altro
non
siamo
che
amanti,
terribili
amanti,
amanti
segreti
e
silenziosi.
Amanti!
Amanti!
dove
sono
i
nostri
pari?
Noi
siano
figli
della
notte
che
odia
il
sole
e la
sua
luce...
ma
felici
e
dispersi
e
ognuno
a
dormire
nel
proprio
letto.
*
Con
te
ho
imparato
a
volare
Sono
tante
le
cose
che
non
sono
disposta
a
dirti,
-
no,
per
non
dirtele
-
ma
perché
hanno
così
poca
importanza,
ma
sono
queste
le
tante
cose
che
mi
distruggono.
A
volte
mi
basta
una
piccola
parola,
magari
a
volte
tirata
a
forza,
un
piccolo
gesto
spontaneo,
un
piccolo
pensiero
inatteso
ed
ecco
che
il
buio
più
profondo
torna
a
risplendere
di
luce
nuova.
Con
te
ho
imparato
a
volare
e
con
te
ho
compreso
che
amore
è
azione,
è
uragano
che
provoca
disastri,
è
marea
che
copre
tutto.
*
A
testa
in
giù
nell’abitudine
Vuoi
darmi
l’esatta
dimensione
di
quanto
noi
abbiamo
perso
di
vista:
cioè
noi
due!
Come
ti
ho
detto
a
volte
–
per
le
nostre
certezze
–
diamo
le
cose
per
scontato:
è
scontato
il
tuo
e il
mio
affetto.
È
scontata
la
nostra
intesa,
l’armonia
e
anche
tutto
il
resto.
Ed è
in
questo
dare
“per
scontato”
che
s’iniziano
a
trascurare
le
piccole
abitudini
o
piccoli
gesti
che
sono
state
le
pietre
miliari
della
nostra
unione
e
che
non
ci
fanno
poi
rendere
conto
che
noi
stessi
stiamo
per
cadere
– o
lo
siamo
già
–
a
testa
in
giù
nell’abitudine
di
un
qualcosa
che
ormai
ci
appartiene.
*
Io
so
per
certo
che
nel
momento
in
cui
tu
«non
sei
la
mia
poesia»
io
perdo
«la
mia
poesia»
e se
non
me
ne
rendo
conto
di
ciò
che
accade,
so
che
ti
ho
già
perso.
Se
apro
le
mie
mani
voglio
sentire
il
fluire
delle
mie
emozioni
e
voglio
pensarti,
così
come
ti
ho
pensato
quel
primo
giorno
in
cui
l’emozione
della
tua
voce
ruppe
il
silenzio
che
da
troppo
tempo
regnava
nel
mio
cuore.
Non
posso
farci
nulla
- se
a
volte
avverto
una
forza
-
nell’allucinazione
misteriosa
dei
pensieri,
quasi
che
respirassi
la
stessa
miseria
e le
stesse
sciagure
che
appaiono
nella
proiezione
di
un
qualcosa
che
si
presenta
come
una
scala
buia
in
cui
discendo
e
non
vedo
nessuna
luce
in
basso.
Noi
che
ci
siamo
partecipi
-
l’un
l’altro
della
nostra
vita
-
e
dei
nostri
sogni
di
bimbi
mai
cresciuti,
eppure
tu
sei
stato
l’unico
a
cui
ho
raccontato
tutte
le
mie
apprensioni
e le
paure.
Eppur
io
che
ho
tanto
sopportato
angherie
e
amarezze
adesso
mi
ritrovo
così
mal
disposta
a
sopportare
l’assenza
di
te.
*
Tu
davanti
ai
libri
ed
io
tra
i
pensieri
Mi
accorgo
–
con
stupore
–
come
questo
silenzio
ha
dimensioni
nuove.
Un
silenzio
fatto
di
pensieri
che
non
ci
appartengono
più
eppure
sento
di
respirare
la
tua
stessa
presenza
nell’assenza
di
me –
seppur
vicina
al
tuo
cuore.
Oggi
sono
occhi
che
rinnegano
ciò
che
la
ragione
percepisce
con
la
mente.
Credi
che
mi
salverò
da
questo
richiamo
che
mi
chiama?
Mia
felicità
intravista
in
un
indizio
d’amore.
Avevano
riverberi
dolcissimi
i
tuoi
riccioli
adombrati
nel
silenzioso
tuo
profilo.
Prodighi
eventi
di
numeri
e
formule
sul
libro
e la
mano
poggiata
nell’epilogo
del
giorno
che
lesto
andava
via.
*
Quante
parole
ti
ho
detto
e
che
tu
non
ascoltavi
e
pensare
che
tu
stesso
sei
stato
delirio
dell'attesa
che
quando
giungeva
era
già
un’altra
attesa.
Hai
raschiato
il
fondo
e
l’ultima
essenza
graffia
la
carne.
Occhio
dentro
l’occhio
ad
osservare
il
giorno
a
metà.
Quarto
piano
dalla
stanza
sei
luce
nel
silenzio
pieno
di
parole.
Non
parlammo
dei
giorni
a
venire,
ma
sarà
la
mia
assenza
a
riempirti
le
braccia
e la
tua
voce
a
svuotarmi
il
cuore.
Non
voglio
per
te
essere
miraggio,
inconsapevole
di
mille
Ulissi
rassegnati.
Foglia
sfumata
nel
tremulo
bagliore.
Spazio
bianco
dove
apporre
un
rigo.
E
non
voglio
essere
contraddizioni
d’innumerevoli
sere
dentro
l’immensa
pace
dell’attesa.
Adesso
non
indugiare
il
tuo
indice
sulle
mie
labbra
le
virtù
sono
peccati
...per
i
mortali!
*
«Il
nostro
viaggio
s’interrompe
qui!»
Queste
le
parole
che
come
piccoli
sassi
sono
stati
buttati
nel
lago
placido
del
tuo
volto
di
adolescente
appena
cresciuto.
Per
questo
mi
chiedo
se
potrò
ritrovare
quel
respiro
pacato
–
dono
sereno
–
del
tuo
respiro
che
non
più
s’adagia
assieme
al
tuo
sorriso.
So
che
tutto
questo
può
essere
incomprensibile
agli
occhi
della
gente
che
può
immaginarmi
Sirena
che
tenta
l’Ulisse
e
non
donna
smarrita
nella
parvenza
di
una
forza
volubile,
precipitosa!
A
volte
non
è il
sonno
della
paura
a
profilare
i
miei
vuoti
è il
pensiero
di
te
che
non
svuota
la
stessa
paura.
Ecco
un
momento
come
questo,
che
è
simile
ad
altri
momenti
simili
che
ho
trascorso,
con
l’unica
differenza
che
questa
volta
non
sei
al
mio
fianco,
né
di
fronte.