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POESIA MECENATE |
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In Versi Romani il linguaggio poetico di Irene Sparagna diviene simbolico, criptico e esoterico e il linguaggio è semplice, essenziale, scarno, finalizzato al trattamento diretto della cosa senza divagazioni e mezzi termini. L'interesse si sposta sul verso libero e sulla sperimentazione ritmica e metrica: l'adozione del verso libero rende la poesia intessuta di assonanze e allitterazioni- La poetessa usa il correlativo oggettivo, tecnica che propone la rappresentazione iconica di una serie di oggetti, di una situazione, di una catena di eventi che sono la formula di quella sua emozione, in modo che, quando siano dati i fatti esterni, che devono condurre ad un’esperienza sensibile, venga immediatamente evocata l’emozione. L’immagine evocata dalla poetessa è l’equivalente emotivo del pensiero. L’immagine è tutta rivolta all’oggetto, a un luogo, a una situazione o a una serie di eventi, al quale l’autrice associa un’emozione, uno stato d’animo, un ricordo, in modo che l’evocazione di quell’oggetto richiami quello stato d’animo. È un semaforo verde
Che ci fa attraversare la strada
Sulle pagine lasciate
al vecchio incrocio
Ho datato riflessioni
Riposto supinamente fermi immagine
Raminghe sensazioni
Incolti attimi del mio esistere.
Ascolto i sibili dell’anima
Mi tuffo in quel mare
Procace d’abbandono
Adottando questo procedimento la poetessa si dedica alla precisione nella formulazione dell’immagine, evitando ogni indeterminatezza impressionistica della parola. Detto in parole più povere è una parte di una lirica, in cui si registra un sovraffollarsi ed un sovrapporsi di oggetti. Ad esempio Tra le labbra/Smozzicavo un sorriso/Ruvido barlume di forza/E con cipiglio/Faceva apparire/Soldati dentati d’avorio oppure Elaborai sogni/Mentre pensieri/Impastati di sole/Aranciato di tramonto/ripiegavano alle ore/Del diniego. Una freschezza di versificazione ed un fraseggio dai toni a volte minimalisti e forse, per questo, universali. Poesia mormorata, poesia raccontata, che unisce la malinconia ad una ricerca logico-ontologica quasi inconscia (Ho dentro la mappa/Delle strade percorse/Smarrimenti e istruzioni/Appartenenze e dissipazioni/Di diottrie vitali/Identità funambole/Su geografie scandite) di un angolo di purezza, di tregua dal sovraffollarsi di immagini e di ricordi:
Cercavo fiori sulla via
Il passo degli occhi
Correva sullo scorrere
Trasparente e vitreo
Sulle ore ammiccanti
Dei rinascita.
Enjembement, sinestesie che si rincorrono nel verso, che restano sospese come goccie di rugiada, come aliti di memorie
Insistono a rintoccare l’uscio
Memorie vestite di nuovo
Tintinnanti come nenie natalizie
La vita filtra
Tra globi sottili di vetro.
La voce dell’artista canta la vita, alternando momenti di grande lirismo e compostezza a momenti di grande intensità e di denuncia prometeica della condizione umana:
La vita afferra e sbrana le ore
Eppure soffocano
Come fili d’erba tra il cemento
Sensazioni balbettanti
Silenzi espressi da parole accanto a flauti di sorrisi……Le luci delle rimembranze sono soffuse, i colori del ricordo tenui e discreti.. un vero leit-motiv di melanconici suoni e di spente armonie:
Per un po’ Nelle ore romane
Ho ricomprato il sorriso
E le risonanze di un tempo
Quasi immemore
…
Ero bambina
a proteggere te
Briciola d’uomo
Che si plasma al vivere
…
Sulla “giostra”
Aprimmo vocali sonanti
Di arrotondato stupore.
In Versi Romani Irene Sparagna rivive la magia del ricordo, la malinconia della rimembranza, il grigiore della disparizione: il ricordo è dunque filo conduttore di questi versi, che esso sia dolore, noia o consolazione …i riflessi le parole della raccolta si susseguono come in un’eco di tenui magie, che permettono di far rivivere memorie e persone del passato in un presente astorico e circolare:
NONNA
Ti immagino acquattata
Sul fondo impagliato
D’antica sedia
Sgranare il rosario dei giorni
Lì fuori l’uscio
Caldo di canicola
e vita andata
Tra le rughe polverose
Che percorrono l’arroccato paese
I pensieri impigliati
Tra argentati fili sottili sul capo
E le emozioni telaio
Ai tuoi vividi occhi.
Prof. Massimiliano Badiali
22 giugno 2009 - Irene Sparagna "Versi Aretini" Edizioni Stravagario
Corte, brevi, sferiche, le poesie della nuova raccolta di poesia VERSI ARETINI di Irene Sparagna, hanno la conformazione circolare e dolce di una goccia che appare essere contemporaneamente gioia-dolore e delicati ricordi. E' un dialogo perennemente aperto al mondo, in attesa di risposte celate. E' un verso narratore, un verso schietto, diretto al cuore, alla mente.
E' una poesia in continuo evolversi ove le sensazioni emergono visive:
È un fazzoletto/Di pensieri ripiegati/
Il ricordo dei tuoi/Profondi occhi/…
Una silloge questa nata così per caso, tra un viaggio in treno ed una pioggia di gocce di ricordi e nuove speranze, nelle cartoline a colori di un'Arezzo da sentire dentro:
Ignari i passanti/Percorrono il tuo festoso/Mistero sul tempo/....
In questo migrare d'immagini la Sparagna ha come alleata la sua penna che le consegna la certezza di un verso travolgente impresso perennemente sul foglio.
Perché ogni verso è imprevedibile, inatteso, quasi inaspettato ma risulta sempre gradevole ed al posto giusto:
Ali euforiche tra cirri/Veloci e cerulei/Rotolano la corsa/Del vento
Il presente ed il passato dunque si intersecano e sono divisi da un confine delicato come la sottile linea d'ombra di Joseph Conrad, in essa si nasconde la paura dell'esistere ma anche l'opposizione al destino:
Tra leggerezze e colori/Pacatamente esisto!
L'intercedere dei ricordi rende questa linea sempre più scolorita, tende a cancellare il persistere dei momenti belli, ma la forza interiore emerge in tutta la sua potenza, consegnando ai versi la loro bellezza evocativa dei paesaggi, i puri sentimenti delle dediche, l'arte e le forme espressive delle allegorie e delle metafore.
Un taciturno pensiero/Picchietta l’anima/Come pioggia battente/...
***
Accarezzo un sogno/Che imbastisce di vertigine/Un domani di seta/…
Quello che sembrava un mondo distratto risulta essere un mondo con occhi vigili, svegli nella notte, fissi nella nebbia, che fanno a meno del riposo meritato, perché intendono osservare oltre, all'interno delle anime.
Riesce, la Sparagna, a sbrogliare una incredibile matassa, quelle delle false illusioni e lo fa con una determinazione sbalorditiva con versi fluidi che occultano l'immobilismo delle idee.
Ancora una ineccepibile dimostrazione di poesia pura, quella di Irene Sparagna che ha dimostrato nuovamente (qualora ce ne fosse bisogno), di catturare i suoi "istanti magici" e rappresentarli sotto forma di leggiadri versi.
Antonio Sangervasio
(poeta, scrittore, critico letterario)
21 giugno 2009 Irene Sparagna "VERSI ARETINI" - Edizioni Stravagario Carissima Irene. Bellissimi i tuoi versi aretini. Uno dopo l'altro fanno vivere immagini da favola che portano lontano dalla realtà quotidiana e dal mondo caotico e arido che ci circonda.
Si fanno strada con dolce voce entrando nel cuore e nel pensiero di chi si sofferma ad ascoltare.Inimitabile la loro musicalità che trasporta sulle sue note facendo danzare fantasie e pensieri di chi legge ascoltando.
Sono la fresca brezza mattutina che spira da un cuore ancora innocente, per certi aspetti,che si meraviglia al bello offerto,improvviso,dalla vita e ne conserva, avidamente, il ricordo.
Versi che sono acquerelli dipinti nell'aria e trasformano,con delicati colori appena accennati,il panorama dei sentimenti nascosti nel profondo del nostro essere che tu,con ingengenua spontaneità,vai a solleticare.
Brava e complimenti,la tua poetica è semplice e toccante,linguaggio aperto a tutti,come deve essere la vera poesia. (Umberta Ortelli) poetessa ![]() ![]()
OSPITE D'ONORE MECENATE LETTERATO MECENATE 2009- 7° CONCORSO MECENATE |