TuttArte MECENATE

   TEATRO MECENATE

 

BARBARA CANTELLI

 

Barbara Cantelli è Psicologa, laureata  in Psicologia nell’indirizzo di Psicologia dello Sviluppo e dell’ Educazione
in Psicologia Dinamica. E' iscritta all’ Ordine degli Psicologi della Toscana con la qualifica di Psicologo nella
sezione A (numero di iscrizione 3872.

 

Rose

 

 

 

La cosa che amo di più, a maggio, sono le rose. Il loro profumo è così dolce… non ti lasciano mai sola; ti allontani, e il loro profumo è sempre lì…

Quando ero piccola coglievo tanti petali e poi ne facevo un tappeto; petali di tutti i colori. Oppure li lanciavo in aria, in modo che mi ricadessero addosso.

C'era un tipo di rose rosse, però, che non ho mai avuto il coraggio di toccare.

 

V1- Il rosso dei suoi petali è molto scuro, sfuma fino a diventare blu, viola… in alcuni punti quasi nero…

 

V2- Li accarezzi e ti sembrano di velluto.

 

V1- E il loro profumo non è solamente dolce; è più forte, più penetrante. Ti entra nel cuore e ti resta nel cervello.

 

V2- Ma no, no… è il colore soprattutto… un colore così denso, e scivoloso…

 

V1- Diresti che sia sangue.

 

V2- Sangue sul punto di sciogliersi.

 

A me nessuno le ha mai regalate le rose. E quelle io non le toccavo, ma le altre, le strappavo apposta. Poi mi divertivo a vederle morire, ci passavo il tempo. Eppure le avrei desiderate, e tanto anche…

 

V1- Se qualcuno ti ama ti manda sempre un mazzo di rose rosse, dicevano i grandi tra loro.

 

V2- Tra loro, i grandi dicevano che senza amore non c'è vita; che l'amore è la vita…

 

Io le ho aspettate, le rose. Le ho aspettate sempre, nel grande inverno. Le aspettavo sotto la pioggia, la neve, sotto il vento, sepolta dalle foglie morte. Le aspettavo mentre mi spegnevo, in attesa della vita. Un giorno vidi seminare dei fiori e fu allora che capii…

Tutto mi fu chiaro, improvvisamente. La vita è un seme, racchiuso dentro di me. Sta al caldo e palpita, e cresce. Il seme, sì, il seme è questo sangue che corre, che preme per uscire!

La colpa era solo mia se fino a quel momento non avevo mai avuto né vita né amore… Cercarla dentro, la vita, dentro di me, perché nessuno, nessuno può darmela!

Era lì, e chiedeva solo di poter nascere, uscire, inondare il mio giardino; in un atto, in un supremo atto d'amore verso me stessa, che finalmente avevo scoperto.

Le vidi. Le ebbi finalmente tutte per me, le mie rose…

Ma loro sono crudeli… Sono degli assassini…

 

V1- E si vestono di bianco per sembrare angeli…

 

V2- Quelli che dicono di amarti sanno essere i più crudeli.

Mi hanno portata qui. Qui starai bene, dicono. Qui c'è calore, c'è cibo, c'è anche un giardino… Una piazzetta di cemento con due alberi e un filo spinato loro hanno il coraggio di chiamarlo giardino! Qui, dicono, non ci sono pericoli.

Le mie rose, me le hanno strappate via; cancellate, con un colpo di spugna.

Qui è tutto grigio… grigio, grigio! Persino la luce della lampadina mi sembra  grigia.

Hanno voluto uccidermi di nuovo. Assassini! (piange) Hanno voluto rinchiudere la vita dentro di me, l'hanno imprigionata, ma se non si libera come farà a realizzarsi… Io voglio vivere. Io voglio vivere! E' per questo che… (estrae una lametta) No, non ce la faranno. Io voglio uscire da questa morte imposta. Voglio che la mia vita sia una danza, che zampilli in una fontana… (guarda la lama che brilla in controluce) Com'è bella! Sembra una specchio. Finalmente uno specchio in cui mi riconosco… (sorridendo si fa dei tagli sul viso, poi si taglia le vene) Ecco, ecco il mio prato, il mio giardino, le mie rose… Rose rosse solo per me, ancora, per sempre. Rose che posso cogliere, di cui posso vestirmi… (lentamente V1 e V2 si alzano e si allontanano) Le rose che ho sempre aspettato… (senza guardarle) No, dove andate… non andate via, non andate via… (continua a balbettare e sviene)

 

 

 

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